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  • Spam o non spam?

    Gli informatici spesso vivono in un mondo distaccato dalla realtà.

    La si potrebbe definire una malattia professionale.

    Per chi gestisce i sistemi posta elettronica lo spam (pubblicità indesiderata, social engineering, truffe etc.) è un incubo che comporta una gestione continua, una caccia costante ai server pirati, al controllo di black-list e white-list.

    L’evoluzione informatica ha sviluppato sistemi più o meno intelligenti per individuare i messaggi spam; purtroppo questi sistemi non possono essere perfetti quindi riescono a farsi solo un’idea di quelli che potrebbero essere messaggi spam.

    In molto casi la rete di controllo dei server, i provider e istituzioni di rete vari (con meccanismi un po’ lunghi da descrivere adesso) riesce a tagliare la spazzatura all’origine.

    Il problema è che non tutti i messaggi individuati come spam sono tali.

    Per ovviare a questo problema i sistemi di gestione hanno vari approcci.

    Il più semplice, efficace e gestibile da parte dell’utente è una cartella SPAM dove vengono spostati automaticamente i messaggi, così come sono, in modo che si possano controllare ed eventualmente rimetterli nella cassetta ‘posta in arrivo’ perché normali.

    Ci sono, invece, gli scienziati un po’ “pierini” che pensano bene di inserire automaticamente e irreversibilmente nell’oggetto una dicitura del tipo “SPAM” per vedere subito i messaggi sospetti.

    Il problema di questa soluzione, abbandonata da tempo da quelli bravi, è che se un messaggi si rivela ‘buono’, ti resterà per sempre in archivio con la dicitura [SPAM]. E se a questo aggiungi la pigrizia umana, ti ritrovi le risposte con la stessa dicitura in oggetto e anche queste finiranno in archivio con la dicitura SPAM.

    Sarebbe il caso che chi sceglie questa soluzione cambi mestiere perché è evidente che non è collegato con il mondo reale.

  • Smart working, telelavoro, lavoro a casa

    Il lavoro remoto fatto a casa propria può sembrare una cosa meravigliosa ma nasconde qualche trappola.

    Se non fai attenzione rischi di infilarti in un circolo vizioso che alla fine non ti piacerà.

    È bene fare mente locale sui benefici e sui problemi per fare in modo che i primi siano più dei secondi.

    Il rischio principale è l’abbrutimento e cioè non distinguere più quando sei a casa tua per lavoro o per te.

    Un’altra cosa che può capitare è la pigrizia in tante piccole cose: per esempio restare in pigiama.

    Anche mangiare disordinatamente è un errore; meglio fare la pausa pranzo canonica.

    Trascurare questi aspetti significa rendere faticoso, difficile e anche poco produttivo il lavoro da casa.

    Per cominciare, anche se sei a casa tua, non pensare di essere a casa tua: metti insieme un ufficio vero e proprio anche si si tratta di un tavolino con il computer e una sedia.

    Organizzati il lavoro e il tempo come se andassi in ufficio.

    Stabilisci un orario di inizio e fine e possibilmente rispettalo.

    Fai colazione, lavati, truccati e vestiti (nell’ordine che preferisci) come se dovessi uscire.

    Quando è tutto pronto ‘recati in ufficio’ (anche se sono solo due metri) e comincia a lavorare.

    Non lavorare sul divano; ti fai l’idea che sei in vacanza ma non è così. Produci di meno, la tv ti tenta e ti prende anche la sonnolenza.

    Meglio che fai tutte le pause che vuoi (puoi considerare tutto il tempo che risparmi non spostandoti) tenendo presente che sei in pausa.

    Non mangiare sulla tastiera (questo vale anche quando si è nell’ufficio vero); in questo modo non distingui tra pausa e lavoro.

    Se possibile fai una pausa ogni tanto uscendo di casa (virus e intemperie permettendo): per esempio fare la spesa è un modo per spezzare, muoversi e far riposare gli occhi.

    Vanno bene anche esercizi di yoga, ginnastica isometrica (ci sono quantità di guide su Internet) tanto per muoversi un po’.

    Se lavori in team mettiti d’accordo per uno più contatti giornalieri (chat, video, social, telefono) con i tuoi colleghi e non necessariamente su temi prettamente lavorativi.

    Utilizzare i social network, whatsapp e affini non è sbagliato; basta solo regolarsi un po’ e stabilire pause dedicate allo scopo di tanto in tanto.

    Cerca di evitare le attività domestiche come parte del lavoro; non capisci più dove sei.

    Sei hai persone in casa spiega che possono interagire con te solo durante le pause perché per il tuo lavoro hai bisogno di concentrazione. “visto che sei qui ti posso chiedere…?” non va bene.

    Se ci sono le condizioni programma una visita in ufficio (quello vero) ogni tanto (una volta a settimana o poco più) per mantenere il contatto umano.

    A fine giornata chiudete tutto e non pensateci più.

    I vantaggi sono che non perdi tempo per il trasferimento da casa al lavoro, lavori in un ambiente più confortevole per te, non hai interruzioni continue di colleghi che ti chiedono mille cose.

    In molti casi puoi organizzarti l’orario come ti pare (per esempio una pausa pranzo prolungata e un fine lavori più in la).

    Gli svantaggi sono che ti muovi di meno e riduci le interazioni sociali (che non è sempre un male).

    Se preferisci un elenco di regole, si potrebbe sintetizzare così:

    • Ritaglia in casa uno spazio destinato al ruolo di ufficio.
    • Stabilisci degli orari.
    • La mattina preparati, vestiti (no pigiama o tuta) e recati in ufficio come se questo fosse in un altro posto.
    • Fai più pause ma non lavorare sul divano (yoga e ginnastica nelle pause aiutano).
    • Organizza contatti giornalieri con i colleghi con video chiamate, chat e affini.
    • Stabilisci delle pause per usare i social network e chat (farlo di continuo distrae e perdi il filo del lavoro).
    • Evita attività domestiche se non quando sei in pausa.
    • Non interagire con familiari durante il lavoro ma solo nelle pause.
    • Se possibile pianifica una visita nell’ufficio reale ogni tanto.
    • Quando la giornata è finita è finita.
  • Sparire da internet è possibile?

    No, la risposta è no, e molto probabilmente nessuno desidera davvero la fine di internet. La rete globale è entrata prepotentemente nella nostra vita quotidiana ed è diventata una parte essenziale delle nostre esistenze. Lavoro, shopping, intrattenimento e cultura: internet è un mare aperto in cui ognuno di noi può trovare ciò che più gli aggrada. È anche giusto sottolineare che in rete finiscono milioni di dati personali, di informazioni sensibili e di foto private che troppo spesso vengono utilizzati per scopi poco chiari. A volte sono gli stessi utenti che più o meno inconsapevolmente, forniscono questi dati, altre volte ci vengono estrapolati con metodi poco chiari.

    Esistono però dei metodi per evitare di venire costantemente tracciati e monitorati quando siamo online? A questa domanda la risposta è sì, e di seguito vedremo alcuni strumenti e applicazioni utili per chi vuole sfuggire al controllo nell’età della sorveglianza.

    1. Usate motori di ricerca sicuri

    Il primo approccio con internet lo facciamo attraverso il motore di ricerca, che per la gran parte di noi è Google. Alla Big G potete sostituire facilmente dei motori di ricerca molto più sicuri a livello di protezione della privacy. Infatti, nonostante esista anche una modalità in incognito, non sparirete mai dalla lente di Google – che terrà comunque conto delle vostre preferenze e movimenti. Proprio per questo, se non volete che ogni vostra visita online venga registrata potete affidarvi a strumenti come DuckDuckGo.

    • Controllate sempre le impostazioni della privacy

    Qualunque sito vi iscriviate – compresi i social network – controllate sempre le impostazioni della privacy. Attraverso questa sezione potete capire quali dati vengono raccolti e come vengono usati ed eventualmente potete anche disiscrivervi da servizi non utilizzati e richiedere anche la cancellazione dei propri dati.

    • Le virtual private network

    Un altro strumento utilissimo per permettervi di non essere rintracciati online è connettervi attraverso una virtual private network. Comunemente chiamate VPN, questi servizi, disponibili anche per il vostro router, fanno sì che il vostro internet provider non riesca a leggere il vostro indirizzo IP in quanto verrete connessi ad un server diverso. Insomma, le VPN fanno da schermo tra voi e il resto della rete, permettendovi di navigare in totale tranquillità senza che nessuno, né hacker né aziende possano tracciare le vostre operazioni.

    • Il diritto all’oblio

    Introdotto da qualche anno, la normativa europea sul diritto all’oblio prevede che anche un comune cittadino possa richiede formalmente la cancellazione di tutti i propri dati presenti nei motori di ricerca – ovviamente nello spazio virtuale dei server in Europa, non essendo una legge valida al di fuori dei confini comunitari. Google ha comunque presentato un report recentemente in cui si nota come sono state moltissime le richieste di cancellazione dei dati, soprattutto da parte di privati cittadini.

    • Attenzione ai siti web e alle password

    Non tutti i siti web sono uguali. I siti sicuri sono contrassegnati con la dicitura HTTPS all’inizio dell’url: è un sistema per il quale possiamo riconoscere i siti ritenuti affidabili. In caso di connessione a un sito non sicuro sarà Google stesso a bloccarla avvisandoci con un messaggio di attenzione. E ancora una volta dobbiamo ricordare quant’è importanti proteggere le nostre password e selezionare per i nostri account delle password univoche e casuali, molto più sicure ed efficaci di password come date di nascita e nome del gatto.

  • Il pensiero digitale

    Usare la tecnologia informatica senza un pensiero digitale è come comprare una automobile e farla trainare dai buoi; dentro si sta comunque più comodi di un carro di legno però…
    Se trasferiamo la logica del documento cartaceo su computer non abbiamo fatto un’evoluzione; abbiamo soltanto cambiato gli strumenti.
    È il caso, per esempio, di register.it che per attivare la PEC mi ha chiesto di scaricare un modulo, stamparlo e compilarlo e ricaricarlo, dopo averlo acquisito con scanner, ma non in formato PDF ma come immagine JPEG.
    Fa molto ridere considerato il fatto che questo provider sia anche fornitore di soluzioni SPID e che da tempo siano in vigore leggi che tentano di spingere verso la dematerializzazione.
    Senza considerare il fatto che per attivare la casella PEC, magari un po’ di corsa, poteri non avere uno scanner (obsoleto in ottica dematerializzazione). Tutto ciò ha comportato una notevole perdita di tempo rispetto ad una semplice firma digitale.
    In sostanza la burocrazia, quella becera, ridondante e inutile, è dura a morire anche se fatta al computer.
    Quindi il problema a monte è che chi ha pensato a questa procedura non è fornito di pensiero digitale ma non ha fatto altro che trasportare il medium ‘carta’ su media elettronici.
    È senz’altro molto difficile uscire da un approccio materiale ai problemi; toccare con mano oggetti è più facile che immaginarli e lavorare su elementi astratti.
    Tuttavia se non c’è la comprensione degli strumenti che la tecnologia informatica mette a disposizione e si continua a ragionare come trent’anni fa, il risultato è che il nostro quotidiano vedrà solo più complicazioni e vantaggi.
    La prima domanda che si dovrebbe fare a chi si occupa di IT è se ha compreso ciò che deve fare (se ha un pensiero digitale) e non se conosce a memoria linguaggi e database.

    Un altro esempio è quello della fattura elettronica.
    La documentazione ufficiale disponibile sul sito ufficiale è fatta da chi pensa che un tracciato record debba essere rappresentato con colori sfavillanti e un layout accattivante e non si pone minimamente il pensiero digitale che comporta, da parte degli utenti, la necessità di tradurre questo tracciato in un qualcosa di utile per i propri sistemi informatici.
    È probabile che chi ha scritto questi documenti si spacci per esperto informatico ma probabilmente è solo un powerpoint dipendente.

  • Ma poi, alla fine, cos’hai scelto per la tua fattura elettronica?

    La fattura elettronica richiede di scegliere un indirizzo da comunicare ai fornitori per l’invio delle fatture: PEC o Codice destinatario. Come decidere qual’è meglio?

    La risposta è ovvia. Comunico il codice destinatario che mi ha dato il provider del servizio fattura elettronica e sono a posto.
    Non proprio.
    In apparenza tutto fila ma prova a pensare cosa succederà quando decidi di cambiare il provider perché quello attuale non ti va più bene.
    Il nuovo provider ti darebbe un altro codice destinatario per poter ricevere le fatture.
    Se hai una decina di fornitori ci vuole poco a comunicare il nuovo codice (anche se, in realtà, poi devi aspettare la conferma e quindi non è tanto immediato).
    Ma se hai decine o centinaia di fornitori come si fa?
    Il provider usa questa situazione come trucco per scoraggiare il cambio; ma esiste un contro-trucco.
    La soluzione sta nel non utilizzare mai il codice destinatario.
    L’opzione PEC è la cosa migliore.
    Infatti, indipendentemente da codice o PEC utilizzati, le fatture arrivano sempre e comunque al titolare della partita iva nell’account presso l’Agenzia delle entrate.
    Allora come fa il provider a leggere le fatture? Tramite il codice destinatario. Ma se al fornitore ho dato la PEC? Mi sto perdendo…
    La fattura arriva sempre e comunque, tramite lo SDI (Sistema di interscambio), nel database dell’Agenzia e, grazie alla partita IVA, la ritrovi nel tuo account.
    I provider accreditati accedono al database dell’agenzia e scaricano tutte le fatture con il proprio codice destinatario. Avrai notato che ogni provider ha un solo codice, ovvero quello che ti assegnano non è il tuo personale.
    Se, quindi, nella sezione ‘Registrazione dell’indirizzo telematico dove ricevere tutte le fatture elettroniche’ scegli ‘Codice destinatario’ e inserisci quello del provider, il risultato è che quest’ultimo sarà in grado di accedere alle fatture anche se al fornitore ho dato la PEC.
    In altre parole, invece di indicare il codice destinatario conviene usare la PEC perché è indipendente dal provider e anche perché è possibile impostare il codice destinatario in qualsiasi momento.
    Ciò permette di cambiare il provider anche ogni giorno senza comunicazione alcuna verso chicchessia.